nella mia libreria

il potere dei sogni (Sepulveda), Antigone (Sofocle), Papalagi, Animal Farm (orwell), lettera sulla felicità (Epicuro),i racconti perduti (Tolkien), narciso e boccadoro (Hesse), Amleto (Shakespeare), lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta (Pirsig), i simpson e la filosofia, il maestro e margherita (Bugakov), raccolta di Neruda, raccolta di Garcia Lorca...

mi piace

ballare, andare a cavallo, stare in giro di notte, suonare, svegliarmi col sole già alto, l'alba, il tramonto, scrivere, leggere, parlare, trovare un angolino tra gli scogli, stendermi sui prati, camminare a piedi nudi, mettere i tacchi alti, l'arte, il thè, pensare che realizzerò il mio sogno nel cassetto, viaggiare, viaggiare, viaggiare, filosofeggiare con gli amici ...

non mi piace

la falsità, il vittimismo, le cose ccccarrriiine, il buonismo, il moralismo, il dover fare queste colonnine a tutti i costi

tra le mie cose

il cuscino rosso, il chiodo-anello, la collanina celtica, un taccuino, le punte, l'attrezzatura per andare a cavallo, la macchina fotografica, gioiellame vario, un buon profumo...

how well do you know me?

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domenica, 14 giugno 2009

da "Rumore bianco"

- Il tedesco ti è servito a qualcosa?
- Non posso dire di sì.
- Ti è stato di aiuto?
- E' difficile da dire. Non so. Chi può mai saperle queste cose?
- Che cosa hai cercato di fare in tutti questi anni?
- Di mettermi sotto la protezione di un incantesimo, credo.
[...]
- L'orrenda e vasta profondità.
- Naturale.
- L'inesauribilità.
- Capisco.
- L'immensa ineffabilità.
- Si, assolutamente.
- La solenne oscurità.
- Certo, certo.
- La terribile, infinita immensità.
- Ti capisco perfettamente.
[...]
- Il nulla ti sta fissando in faccia. Oblio totale ed eterno. Cesserai di essere. Di essere, Jack.
[...]
- Tramare significa vivere, - ribatté.
Lo guardai. Esaminai ili suo volto, le sue mani.
- Cominciamo la vita nel caos, nel balbettio. Poi, a mano a mano che ci eleviamo nel mondo, cerchiamo di elaborare una forma, un progetto. Tutto ciò ha una dignità. Tutta la vita è una trama, un piano, un diagramma. Un piano fallito, ma questo non c'entra. Tramare significa affermare la vita, cercarne una forma e il controllo. Anche dopo la morte - anzi, sopratutto dopo la morte - la ricerca continua. I riti funebri sono un tentativo per completare lo schema, in termini rituali. [...] Tramare, mirare a qualcosa, dare forma a tempo e spazio. E' così che facciamo progredire l'arte della coscienza umana.

[...]
MEMENTO. Non potrà accedere se non avrà inserito correttamente il codice. Non lo riveli a nessuno. Esso ed esso soltanto le consente di penetrare nel sistema.
[...]
Ed è li che aspettiamo, tutti insieme, a dispetto delle differenze di età, i carrelli stracarichi di merci colorate. Una fila in movimento lento, gratificante, che ci dà il tempo di dare un'occhiata ai tabloid nelle rastrelliere. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, che non sia cibo o amore, lo troviamo nelle rastrelliere dei tabloid. Storie di fatti soprannaturali ed extraterrestri. Vitamine miracolose, le cure per il cancro, i rimedi per l'obesità. Il culto delle star e dei morti.

________

E la consapevolezza, e la rimozione, e la negazione, e la visione.
E la volontà di rompere questo schema.
E il non progetto di vita e la non morte.
E il viaggio, e gli incantesimi, e la solitudine. Embrace.
E la voluntas. E la malattia - noluntas. E la salvezza, la sanità, l'illusione.
E improvvisamente vedere chiaro nelle dinamiche ed esserne slegato. E imprigionato.

Ritorna sempre la stessa soluzione nella mia testa. Forse che sia quella giusta?

martedì, 09 giugno 2009

l'autocritica

Abbiamo perso.
Abbiamo perso le europee, le comunali.. tutto quello che c'era da perdere.
Ma quello che non reggo è che tutto parlano di noemi. Parlano dell'aereo con Apicella. Parlano della minore percentuale del Pdl.

Dov'è la politica in questo?
C'è da fare politica.
Ridurre tutto alla comunicazione e al gossip è quello che fa sì che passi poi il messaggio che sono tutte piccolezze a cui si attaccano avversari sprovvisti di argomenti.

Non ho visto battere duro su un programma. Non ho visto nessuno parlare dei poteri del Parlamento Europeo. Non ho visto interviste mirate. O comunque non abbastanza.
Per il Censis il 69,3 per cento degli elettori ha formato la sua scelta sulla base delle informazioni dei telegiornali...e abbiamo presente cosa sono i nostri tg...

autocensura TG5
...mica penserai che lo diciamo in onda....
senza sparare sul "TG4" o sul ""TG"" StudioAperto.

Siamo tutti responsabili in diverse misure.

E la cosa che mi spaventa è che non sento vera preoccupazione per la strada, non sento riscossa, non sento voglia di cambiare le cose.

C'è da lavorare.
Senza se e senza ma, avanti.

venerdì, 05 giugno 2009

incondizionatamente ama

Nell'era della comunicazione, l'incomunicabilità sta diventando uno dei temi più attuali.
A volte però, è preferibile il silezio.
Per rendere vera una cosa, non è necessario che tutti la possano leggere e commentare.
Per rendere reale un sentimento, non è necessario sbandierare risa isteriche o lacrime amare.
Questo però non nega che poter esprimersi liberamente e senza filtri renderebbe tutto più semplice.
Purtroppo proprio la totale assenza di silezio rende tutto filtrato.

Ho sproloquiato e scritto. E poi salvato nella mia cartella personale.
Oggi credo che la pioggia, amica del buon odore di terra e del verde degli alberi, dica molto di più. Con tutto il suo ciclo.

postato da: Shelagh alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: abbracci
giovedì, 07 maggio 2009

Assenza Giustificata

Mi scuso coi rimasti lettori di questo blog che patisce aggiornamenti radi.
Gli impegni non mi distolgono dallo scrivere, ma fin troppo dal pubblicare qui.

Vi lascio quindi qualche piccolo link di inviti, scuse e un poco di riflessione e informazione su quello che sta accadendo.

decreto Abruzzo, lo scempio
UniOnPV, l'associazione motivo di assenza, di scleri e soddisfazioni
IL FESTIVAL DELLE IDEE - BUSKER-IN' PAVIA a cui invito TUTTI, dal 21 al 23 maggio
Inchiostro, il giornale degli studenti dell'Università di Pavia
un po' di sana satira sul mondo intorno
Lentamente muore per ricordare di capovolgere il tavolo e che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Ma che questo non significa non sforzarsi :)

postato da: Shelagh alle ore 19:58 | link | commenti
categorie: zibaldone, link
mercoledì, 15 aprile 2009

pensieri sparsi

Ho perso un pezzo di passato e di futuro.
Imparata a caro costo la lezione, sicura e salda nella mia convinzione, volgo lo sguardo intorno e avanti.
Non fa   più male   ricordare che   non vivere.
Tornare tra i Tuoi crocicchi è doloroso, e rischia di perdermi. Le dinamiche delle Tue onde mi accolgono sul bagnasciuga e mi sbattono sugli scogli, impietose.
Nuoto a testa alta, ma adesso ho bisogno di terraferma. Che sia quel che sia, mi basta anche un filo da percorrere come equilibrista, passo dopo passo.

E adesso rinascono gli odori di glicine e mare, di fiume e di mughetto.

lunedì, 06 aprile 2009

...è stato come averne la sensazione grave prima, senza sapere affatto di che si trattasse.
tuttora io non ne ho idea.
Non ho alcuna voglia di scrivere, ma ho estrema necessità di vomitare questo senso di ingiustizia che mi pervade nel terribile leggere racconti asettici.
   Non ho nessuna intenzione di andare avanti nel narrare, nè nella cronaca.
Ciò che serve non lo posso fare da qui.
   La morsa allo stomaco circonda l'intestino, poi i reni, sale su per la schiena e invade la mente.
Sono fottutamente fortunata.
Vorrei stringerti e portarti via, dirti che non è reale.
Vorrei potere fare qualcosa.

La tua umanità.
La nostra umanità.
L'umanità.
E gli alieni.

La tua umanità non dà però alcuna garanzia.
L'umanità è vulnerabile.
Come una bambola guardo gli altri aggirarsi intorno ad un fatto personale.
Poi sbatto gli occhi, e non mi interessa. Affatto.
Il senso di impotenza domina tutto.

Vorrei stringerti in un saldo abbraccio.

postato da: Shelagh alle ore 09:27 | link | commenti (1)
categorie: zibaldone, abbracci, magone, occhi iniettati
lunedì, 30 marzo 2009

buon compleanno

non lo so come si chiami.

non posso descrivere il biondo dei tuoi capelli e l'azzurro dei tuoi occhi, troppo ricchi e molteplici.
posso ricordare ogni momento passato insieme, e tutti i momenti in cui ci tenevamo strette a vicenda per non cadere.
non posso dire che siamo vicine, siamo perennemente perse in vite e città e mondi diversi.
ma sento che qualcosa non cambia, tra noi, per quanto cambiamo noi.

non approvo necessariamente le tue scelte, né tu ne comprendi di mie.
abbiamo caratteri profondamente diversi, non concepiamo molti dei modi di fare dell'altra. o più semplicemente sono troppo altro da noi.
posso distintamente riconoscere il tono della tua voce variare con il tuo umore, posso calmare il tuo pianto e distinguere nel passato e nel presente le tue risate, e penso anche nel futuro.
come tu puoi riconoscere un cambiamento rapido nel mio sguardo e comprenderne i motivi.

mi rifletto nella tua lunaticità, nella tua volubilità.
ci rivedo nei nostri dialoghi, nelle nostre serate, nei viaggi, nei concerti, nei cortili, nelle nostre stanze, nelle partenze, negli abbracci e nelle discussioni.
nelle nostre follie, e nei nostri perché.

non posso dire come sia possibile che dopo mesi di silenzio parlarsi sia come fermare il tempo, e come il nostro stare insieme non sia mai un banale aggiornarsi.

non lo so come si chiami, forse amicizia.

buon compleanno elisa.

mercoledì, 25 marzo 2009

In una giornata tanto strana, al limite tra la forza di ieri e la visione senza giustificazioni di oggi.
Il quasi non mi ha mai soddisfatta, ma chi semina raccoglie.
Dovevo chinare più la schiena e coprire meglio con la terra.
In una giornata splendida di visione senza filtri e di sorrisi.

Oggi lascio un pensiero per te, cercando di non trascendere dal ricordo alla paura.

La coordinata e l'avversativa. Ma questo ma lo tengo per me. Ed anche questo e.

postato da: Shelagh alle ore 19:39 | link | commenti
categorie: ricordi, zibaldone, amicizia, inutili personali cripticità
martedì, 24 marzo 2009

Una crepa nel ritmo assordante di una routine

Saranno gli ormoni, non lo so.
sarà che ho ripreso finalmente letteratura.
sarà che si allungano le giornate e guardo il sole scomparire tra gli alberi e lasciare piccoli segni d'oro nell'acqua.
sarà che il rosso dei mattonati diventa più carico e che i ciottoli silenziosi mi rimandano a vita di borgo antico.
Ma questo vociare di sottofondo è festoso e non blaterante; ma questo viavai di comparse è un contorno ironico e piacevole e non straniante.
Sarà che gli uccelli volano più alto in cielo,
sarà stato il vento di oggi, che forse mi ha portato della salsedine di una città bella, si, ma da ricordare.
Sarà che, spalle al muro non mi sono divincolata ma ho abbattuto i mattoni, guardato oltre, trovato un passo in più.
Sarà che i discorsi in un caffé mi mancavano, quelli veri.
Sarà che questa pausa mi ci voleva.

Oggi ho passeggiato per strade sconosciute e quotidiane, ho conosciuto volti ed espressioni.
Ho blaterato e parlato e ascoltato.
Mi sono vista camminare, ed ho visto una persona che sta imparando.
Una persona che ama questa incertezza di esistenza che ci portiamo avanti, perché lascia aperta la mente a sempre nuove domande.

Oggi scrivo frasi senza fine, se non quello di descrivere una sensazione.
Piena di anafore, piena di inizi, in parole non eleganti, perché non è lo stile alto che potrà mai esprimere la semplice meraviglia di una sensazione.

Saranno gli ormoni, sarà la chimica, sarò i miei geni che avevano bisogno di questo per autodifendersi da ritmi inutili, sarà che ho trovato un piccolo spunto di senso nel mio quotidiano. Ma la sensazione resta e per una volta non mi interessa smembrarla.

Sarà che ho letto una poesia.
Sia quel che sia, oggi l'aria fresca che muove le foglie e il sole rosso erano tutto quello che i miei occhi desideravano guardare.


E sarà pure che mi riempio gli occhi, le orecchie, mi rovino le mani, lo stomaco, mi colmo la mente
di mondo, e non ne ho mai abbastanza. Nonostante tutto, grazie a tutto.

E' scesa l'ombra sull'albero davanti alla mia finestra. In lontananza l'ultimo raggio di un arancione-rosa.
Avrei potuto trovare qualche sinonimo aulico. Ma non importa.
Il nuovo verde scuro tende le sue mani e mi accoglie nel suo silenzio pieno.
In sottofondo, le risate degli amici.
:)

postato da: Shelagh alle ore 18:56 | link | commenti
categorie: zibaldone, deliri, genova, pavia, i piaceri della vita
sabato, 07 febbraio 2009

fiocco neroL'Italia non è libera. E lo si sapeva.
L'Italia non è nemmeno una democrazia.
E l'Italia è un regime, ad oggi.

Non ci sono parole per esprimere l'amarezza e la rabbia.
L'Italia è nelle mani di un governo che, da sempre, intende dare solo prove di forza e fare ciò che vuole.
L'ostruzionismo e gli scontri (dati da un bicameralismo perfetto) rallenterà forse i tempi verso una dittatura più palese.
Una dittatura cesaristica è già presente: basata sul consenso e sulla strumentalizzazione dei media, che appaiono più simili a quelli studiati negli anni trenta con la teoria dell'ago ipodermico che a quello che dovrebbero essere secondo teorie di cultural studies più recenti.
Siamo di fronte a un emblematico caso di manipolazione delle notizie da anni (sappiamo qualcosa di una manifestazione di fronte alla farnesina del 31 gennaio?).
Siamo di fronte all'impossibilità di riscatto, fuorviati da punti di vista a loro volta strumentalizzati, da concentramento del fuoco di attenzione solo su casi particolari, dall'abitudine e dalla demoralizzazione.
Noi italiani, dico.
O quello che ne resta.

Non sono solo schifata per Eluana, perché su di lei tutto è accentrato, ma non è il fulcro della situazione storica.
Anche se non riesco a sopportare la situazione di quella donna. Non riesco a credere che la gente beva fotografie di lei sorridente, ora, lei, o quel che ne resta, costretta agonizzante. Anzi non può più provare proprio alcuna sensazione, il cervello non ricresce..
E' già abbastanza tragico, almeno, lasciatela in pace. E lasciate in pace tutti quelli come lei.

Siamo nella merda fino al collo. Anzi ne siamo sommersi.

La guerra in Palestina, la crisi economica, l'istruzione manipolata, la cultura che scende dall'alto, la Chiesa, l'impossibilità di ricerca, la scorrettezza dei media, la disinformazione, la necessità della gente di doversi sottomettere per forza a qualcuno che la "imbocchi" (vedi Grillo), la vita quotidiana che ci mangia nel disperato tentativo di trovare un equilibrio psicofisico in una società confusa.
L'America con un Presidente nero, la svolta a sinistra del mondo che dicono ci sia stata, l'immigrazione, la dittatura in tutte le sue forme. La xenofobia, la multietnicità, le città chiuse in se stesse, i giovani senza futuro e senza presente. I vecchi rifiuti della società, i rifiuti tossici che non si sa dove vadano a finire, Napoli che brucia, la mafia, l'expò a Milano e i soldi in fumo, l'immagine, l'apparenza, l'immagine.
   ( - mi chiedevo se le foto delle soubrette sul Giornale fossero li per parlare della mercificazione della donna, se fossero li come scusa, subdola, per parlare dell'amoralità dei loro costumini. Ma no, è solo per aumentare le vendite...)
E la bioetica, e la fecondazione, e l'aborto, e le giovani adolescenti che a Genova vogliono la pillola a 12 anni, e l'eutanasia, e le cellule staminali.
La svolta a destra del mondo, la fine del capitalismo che prima o poi avverrà, è storia. Le guerre che la storia la mandano avanti e la pace che cerchiamo.
E il pianeta che si ribella, e i poli che si invertiranno.
E i luoghi comuni con cui ci riempiamo la bocca parlando di tutte queste cose.

I luoghi comuni con cui ci vogliamo ribellare e ci arrendiamo invece all'impossibilità del quotidiano.
Noi italiani, dico, ancora.
E noi italiani, nemmeno tutti, dico. E questo mi fa ancora più paura.

Il 7 febbraio 1898 inizia il processo per diffamazione contro Émile Zola per aver pubblicato J'accuse.
 (da "J'accuse" - "[...]Accuso gli uffici della guerra di avere condotto nella stampa, particolarmente nell’Eclair e nell’Eco di Parigi, una campagna abominevole, per smarrire l’opinione pubblica e coprire il loro difetto. [...]" - cambiate qualcosina... non vi pare di estrema attualità?)

Il 7 febbraio 1992 i dodici Stati della CEE firmano il Trattato sull'Unione Europea noto come Trattato di Maastricht. (L'Italia che ci sta a fare in Europa?)

Il 7 febbraio 2009 siamo a domandarci in che epoca siamo. Siamo nel pieno di un momento cruciale, storicamente.
Dobbiamo incominciare a darci da fare, sul serio.
Non è uno scherzo, ci toccherà prima o poi, tutti, nel nostro quotidiano.
Dobbiamo ribellarci.
E' un nostro dovere fare qualcosa.
E alle manifestazioni sempre le solite facce note, e le priorità che cambiano nella quotidianità della gente.
E la definizione di massa che in se racconta di quanto la società ritenga se stessa di volta in volta incapace o importante.
Noi adesso, massa o popolo, o critici, o elite, o quelchecazzovolete, non abbiamo più diritto di stare per i fatti nostri. Ci sono momenti in cui, se non per utopia, per autoconservazione biologica, i nostri geni (e quindi noi) ci chiedono di vivere nel migliore dei modi possibile. E a volte, significa in una società costruita.
Dobbiamo ribellarci.

Non ne posso più di questa Italia.

da "Italia" - Mercanti di Liquore
"Con il passar degli anni ci siam persi di vista
le scrissi molte volte ma senza mai risposta
mi dissero che si era messa in certi giri strani
e che si accompagnava con ladri e mascalzoni"
[sogg sott l'Italia]


postato da: Shelagh alle ore 14:19 | link | commenti (2)
categorie: politica, zibaldone, magone, occhi iniettati