
L'Italia non è libera. E lo si sapeva.
L'Italia non è nemmeno una democrazia.
E l'Italia è un regime, ad oggi.
Non ci sono parole per esprimere l'amarezza e la rabbia.
L'Italia è nelle mani di un governo che, da sempre, intende dare solo prove di forza e fare ciò che vuole.
L'ostruzionismo e gli scontri (dati da un bicameralismo perfetto) rallenterà forse i tempi verso una dittatura più palese.
Una dittatura cesaristica è già presente: basata sul consenso e sulla strumentalizzazione dei media, che appaiono più simili a quelli studiati negli anni trenta con la teoria dell'ago ipodermico che a quello che dovrebbero essere secondo teorie di cultural studies più recenti.
Siamo di fronte a un emblematico caso di manipolazione delle notizie da anni (sappiamo qualcosa di una manifestazione di fronte alla farnesina del 31 gennaio?).
Siamo di fronte all'impossibilità di riscatto, fuorviati da punti di vista a loro volta strumentalizzati, da concentramento del fuoco di attenzione solo su casi particolari, dall'abitudine e dalla demoralizzazione.
Noi italiani, dico.
O quello che ne resta.
Non sono solo schifata per Eluana, perché su di lei tutto è accentrato, ma non è il fulcro della situazione storica.
Anche se non riesco a sopportare la situazione di quella donna. Non riesco a credere che la gente beva fotografie di lei sorridente, ora, lei, o quel che ne resta, costretta agonizzante. Anzi non può più provare proprio alcuna sensazione, il cervello non ricresce..
E' già abbastanza tragico, almeno, lasciatela in pace. E lasciate in pace tutti quelli come lei.
Siamo nella merda fino al collo. Anzi ne siamo sommersi.
La guerra in Palestina, la crisi economica, l'istruzione manipolata, la cultura che scende dall'alto, la Chiesa, l'impossibilità di ricerca, la scorrettezza dei media, la disinformazione, la necessità della gente di doversi sottomettere per forza a qualcuno che la "imbocchi" (vedi Grillo), la vita quotidiana che ci mangia nel disperato tentativo di trovare un equilibrio psicofisico in una società confusa.
L'America con un Presidente nero, la svolta a sinistra del mondo che dicono ci sia stata, l'immigrazione, la dittatura in tutte le sue forme. La xenofobia, la multietnicità, le città chiuse in se stesse, i giovani senza futuro e senza presente. I vecchi rifiuti della società, i rifiuti tossici che non si sa dove vadano a finire, Napoli che brucia, la mafia, l'expò a Milano e i soldi in fumo, l'immagine, l'apparenza, l'immagine.
( - mi chiedevo se le foto delle soubrette sul Giornale fossero li per parlare della mercificazione della donna, se fossero li come scusa, subdola, per parlare dell'amoralità dei loro costumini. Ma no, è solo per aumentare le vendite...)
E la bioetica, e la fecondazione, e l'aborto, e le giovani adolescenti che a Genova vogliono la pillola a 12 anni, e l'eutanasia, e le cellule staminali.
La svolta a destra del mondo, la fine del capitalismo che prima o poi avverrà, è storia. Le guerre che la storia la mandano avanti e la pace che cerchiamo.
E il pianeta che si ribella, e i poli che si invertiranno.
E i luoghi comuni con cui ci riempiamo la bocca parlando di tutte queste cose.
I luoghi comuni con cui ci vogliamo ribellare e ci arrendiamo invece all'impossibilità del quotidiano.
Noi italiani, dico, ancora.
E noi italiani, nemmeno tutti, dico. E questo mi fa ancora più paura.
Il 7 febbraio 1898 inizia il processo per diffamazione contro
Émile Zola per aver pubblicato
J'accuse.
(da "J'accuse" - "[...]Accuso gli uffici della guerra di avere condotto nella stampa, particolarmente nell’Eclair e nell’Eco di Parigi, una campagna abominevole, per smarrire l’opinione pubblica e coprire il loro difetto. [...]" - cambiate qualcosina... non vi pare di estrema attualità?)
Il 7 febbraio 1992 i dodici Stati della
CEE firmano il
Trattato sull'Unione Europea noto come
Trattato di Maastricht. (L'Italia che ci sta a fare in Europa?)
Il 7 febbraio 2009 siamo a domandarci in che epoca siamo. Siamo nel pieno di un momento cruciale, storicamente.
Dobbiamo incominciare a darci da fare,
sul serio.
Non è uno scherzo, ci toccherà prima o poi, tutti, nel nostro quotidiano.
Dobbiamo ribellarci.
E' un nostro dovere fare qualcosa.
E alle manifestazioni sempre le solite facce note, e le priorità che cambiano nella quotidianità della gente.
E la definizione di massa che in se racconta di quanto la società ritenga se stessa di volta in volta incapace o importante.
Noi adesso, massa o popolo, o critici, o elite, o quelchecazzovolete, non abbiamo più diritto di stare per i fatti nostri. Ci sono momenti in cui, se non per utopia, per autoconservazione biologica, i nostri geni (e quindi noi) ci chiedono di vivere nel migliore dei modi possibile. E a volte, significa in una società costruita.
Dobbiamo ribellarci.
Non ne posso più di questa Italia.
da "Italia" - Mercanti di Liquore
"Con il passar degli anni ci siam persi di vista
le scrissi molte volte ma senza mai risposta
mi dissero che si era messa in certi giri strani
e che si accompagnava con ladri e mascalzoni"
[sogg sott l'Italia]